La Costa dell'Alto Lazio

Progetto per lo sviluppo di eco-sistemi sostenibili sul litorale laziale.

"L’ISOLA CHE NON C’ERA, ADESSO E' QUI IN ITALIA."

"Il pensiero che mi ha guidato nel fare questa proposta è quello di risolvere e correggere con delle strutture artificiali quegli scompensi che esistono lungo il litorale, per altri versi molto attraente, che va da Ladispoli a Tarquinia con in posizione baricentrica il porto di Civitavecchia.

Sulla costa si affacciano Ladispoli e varie altre realtà speculative quali Campo di Mare e Cerenova Costantica, poi Santa Severa, Santa Marinella, Civitavecchia e Tarquinia. Queste località hanno avuto alterne fortune in epoche diverse ed altrettante perdite d’interesse in tempi successivi. Sulle spiaggie a sud di Civitavecchia si riversano, anche se in modo diverso da prima, i Romani, quelle a nord più che altro sono appannaggio di coloro che provengono dal viterbese, dal reatino e da una parte dell’ Umbria, flusso destinato ad aumentare con l’apertura della superstrada Civitavecchia-Viterbo-Orte-Terni-Rieti.

L’entroterra comprende quasi tutta l’Etruria meridionale, una terra dai tesori splendidi, conosciuta più nei paesi del nord Europa che da noi stessi. Cerveteri, Ceri, Pirgi, Tarquinia, Vulci, Blera, Viterbo, Civita di Bagnoregio, Bomarzo, Villa Lante a Bagnaia fino alla splendida Orvieto, tralasciando tanti piccoli siti sparsi nella campagna ognuno con piccoli tesori di storia e di arte, i paesi che si affacciano sui laghi di Bolsena e di Bracciano anch’essi piccoli gioielli naturalistici incastonati in un anello che sa di Etruschi, di Medio Evo e di Rinascimento.

In qualunque altra nazione tale concentrazione di preesistenze sarebbe diventato un polo d’attrazione a livello nazionale mentre da noi, forse per la vicinanza fagocitatrice di Roma, unita a carenze imprenditoriali e politiche, non è mai riuscito a decollare un sistema di attrazione turistica coordinato.

CIVITAVECCHIA E’ DIVENTATA UN POLO IMPORTANTE A SUA INSAPUTA.

Non avendo riconosciuto la trasformazione in essere nel corso degli anni, ha politicamente fallito nel non assumere il naturale ruolo guida sul territorio, dimostrando di non aver mai riflettuto a sufficienza su cosa potesse e volesse diventare da “grande”.

Altra occasione, non ancora perduta, è il porto passeggeri, nato solo per essere il porto di Roma, ha aumentato il suo traffico, fino a diventare, se non il primo, uno dei primi porti d’Europa nel suo genere. La mancanza di organizzazione e di senso pratico, hanno reso impossibile trattenere parte di quasi 5,800,000 visitatori che attualmente arrivano solo per essere trasferiti velocemente sui pulman per Roma.

La città è dotata di uno dei più bei porti turistici del mediterraneo che, già capace di ospitare circa 1,500 barche è in procinto di aumentare ulteriormente la propria capienza. Purtroppo si deve constatare che a tutt’oggi tale struttura altro non è che un garage per barche, il sito che l’accoglie, sia sul piano economico che quello turistico, poco o nulla si è fatto coinvolgere, per mancanza di vera simbiosi e di proposizione, nel creare quelle strutture di cui una città che vanta tale punto d’approdo deve dotarsi per essere veramente accogliente. Il turismo nautico locale è asfittico, anche nel periodo di maggior traffico di luglio/agosto le barche si muovono principalmente per andare verso la Sardegna o verso il sud. Tutto il resto dell’anno rimangono ormeggiate ai moli mancando nelle vicinanze mete appetibili e di tendenza raggiungibili nell’arco di tempi brevi. Anche il tanto discusso parco dei monti della Tolfa non ha mai visto la luce e non ci sono spiegazioni che tengano a tale vuoto.

CIVITAVECCHIA DEVE GUIDARE LA RINASCITA TURISTICA DEL TERRITORIO.

L’esame di tutte queste considerazioni e la mancanza d’interazioni valide tra i vari centri mi ha spinto a cercare una soluzione che fosse globale per tutta la problematica sopra messa in evidenza. Allora quando l’amico Luigi Catucci ha acceso in me la ”lampadina” mi è tornato in mente un progetto vagheggiato 6/7 anni fa, discusso con degli amici all’interno di una Onlus che si occupava di cultura, ambiente e sociale, inspirato da una notizia apparsa sulla stampa che parlava di un’isola artificiale realizzata in Giappone, nazione di conformazione geografica di scarsa superficie simile all’Italia. Abbiamo quindi pensato che forse i tempi sono davvero maturi per realizzare anche da noi il sogno.

L’isola che non c’è.

L'esame delle carte nautiche della costa ha rilevato i luoghi dove i fondali presentavano secche od aree i cui fondali fossero poco profondi, non più di una decina di metri, identificandone così alcune degne di approfondimento. Su queste aree ho ipotizzato la realizzazione di isole artificiali vicino alla costa, isole che avessero come bordo i cassoni in cemento armato quali quelli usati per costruire il porto, l’interno dell’invaso, dopo aver disposto il geotessuto, conterrà una miscela formata da pietra, rifiuti vegetali, scarti e scorie di costruzioni edili e terra di scavo il tutto mescolato e reso omogeneo, così da ottenere anche un beneficio secondario ma non trascurabile per la contingenza dei rifiuti urbani che è ormai nell’aria ovunque. L’ultima finitura dell’isola così costruita sarà composto da uno strato di terra vegetale per ricoprire il tutto, un bordo frangiflutti adeguato alla bisogna e poi all’interno parchi, strade, villaggi turistici, alberghi, strutture per lo sport e per il turismo, serie di piccoli approdi, campo di golf etc. Il tutto immerso nel verde che deve prevalere e divenire il look curato e caratterizzante dell’isola. Una serie di ponti costituiranno una serie di connessioni, sia tecnologiche che logistiche con il litorale e con i poli dell’entroterra, collegamenti stradali, via mare e con elicotteri in modo da rendere tale rete un efficiente collegamento produttivo di turismo, rivitalizzando anche quei centri storici fino ad oggi dormienti di fronte allo sviluppo e alle indicazioni del mercato attuale.

Attraverso questi inserimenti di verde e di strutture adeguate si otterrà il riequilibrio della limitata fascia costiera già compromessa, così che il turismo diventi un’efficace eco-bilanciamento tra la natura, il mare e la fruizione turistica non invasiva di questi beni. Tutte cose che non sono futuribili ma attuabili già ora, per esaltare i vari aspetti di questo territorio e della sua capacità di offrire storia, arte, cultura e sana ospitalità così da far godere il visitatore una vacanza completa ed appagante."

Architetto Alfiero Antonini





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